Certificazione medica messa in discussione dallo svolgimento di indagini private

Gen 2, 2018Notizie

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 19089 del 01 agosto 2017 – Con la pronuncia in esame, la Suprema Corte ha confermato il licenziamento per giusta causa di un lavoratore le cui condotte illecite erano state rilevate mediante lo svolgimento di attività investigativa. Il lavoratore infatti, in costanza di malattia e/o infortunio, rimaneva occupato presso la farmacia della moglie, complessivamente per circa sei ore al giorno, svolgendo attività extra lavorativa. La Corte sottolinea come la certificazione medica comporti soltanto una manifestazione di scienza in relazione allo stato morboso, verificato alla data dell’attestazione, avendo natura di documentazione “secondaria” o “derivata”, e implicando giudizi e valutazioni che, come tali, non possono essere oggetto di documentazione fidefaciente. Prevale infatti la prova orale dei fatti rilevati mediante investigazioni circa la condotta del lavoratore e da ritenersi quindi illecito disciplinare non solo se da tale comportamento derivi un’effettiva impossibilità temporanea della ripresa del lavoro, ma anche quando la ripresa sia solo messa in pericolo dalla condotta imprudente.

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