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Bullismo e cyberbullismo, come documentare i fatti e tutelare un minore

Tutela dei minori in caso di bullismo e cyberbullismo

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Quando un episodio di bullismo lascia pochi elementi visibili

Nei ragazzi e nelle ragazze che stanno vivendo una situazione di bullismo o cyberbullismo i primi segnali non sono sempre facili da leggere. Possono comparire nervosismo al rientro da scuola, allontanamento da alcuni compagni o il rifiuto di partecipare ad attività che fino a poco tempo prima non creavano problemi. Qualche episodio viene raccontato, altri vengono taciuti per paura delle conseguenze nel gruppo o perché è difficile spiegare ciò che sta accadendo. Quando questi cambiamenti si ripetono, la famiglia ha bisogno di capire se dietro ci siano episodi di esclusione, derisione, minacce o altre condotte che possono verificarsi a scuola, nei luoghi di ritrovo o continuare anche online e proprio quando la stessa dinamica prosegue online, ricostruire i fatti può diventare ancora più difficile. Online può succedere che un messaggio venga cancellato, una storia resti visibile per poche ore, un profilo cambi nome oppure un contenuto passi da una chat privata a un gruppo più ampio. Per la famiglia il problema diventa capire che cosa sia accaduto, con quale frequenza e in quali contesti questi episodi si verifichino.

In questo scenario, in alcuni casi, può essere valutato il ricorso a un investigatore privato per bullismo e cyberbullismo. L’attività deve partire da un fatto preciso da verificare e restare nei limiti consentiti dalla legge, senza trasformarsi in un controllo generalizzato dei ragazzi coinvolti.

Quali procedure deve attivare la scuola

La legge 70/2024 assegna un ruolo più strutturato anche agli istituti scolastici. Ogni scuola deve adottare un codice interno per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo e eventualmente istituire un tavolo permanente di monitoraggio con la partecipazione di studenti, insegnanti, famiglie ed esperti. Quando il dirigente scolastico viene a conoscenza di episodi che coinvolgono studenti dell’istituto deve applicare le procedure previste e informare tempestivamente i genitori dei minori coinvolti. Se le condotte sono particolarmente gravi, continuano nel tempo oppure gli interventi educativi non producono risultati, il quadro può richiedere il coinvolgimento delle autorità competenti. Per una famiglia questo passaggio conta molto. Quando i fatti emergono dentro la scuola, il primo interlocutore resta l’istituto, che dispone oggi di strumenti e procedure proprie. Un’attività investigativa può affiancarsi a questo percorso quando restano zone d’ombra che riguardano ciò che accade fuori dall’edificio scolastico, nei tragitti, nei luoghi di ritrovo o in altri contesti nei quali gli episodi proseguono.

Quando può essere utile un’indagine a tutela del minore

Un incarico investigativo ha senso quando esiste già qualcosa da verificare. Può trattarsi di aggressioni riferite dal ragazzo ma mai osservate da un adulto, di incontri ricorrenti con un determinato gruppo, di minacce che sembrano proseguire fuori dalla scuola oppure di comportamenti che hanno lasciato riscontri online e che si intrecciano con episodi avvenuti di persona.

In questi casi l’investigatore valuta con il genitore quali circostanze siano verificabili e in quali momenti. L’osservazione può riguardare luoghi pubblici, percorsi abituali o altri contesti nei quali sia lecito documentare ciò che accade. Se vengono riscontrati incontri, minacce, aggressioni o altre condotte pertinenti all’incarico, fotografie e riprese possono contribuire a ricostruire la sequenza dei fatti. Questo tipo di intervento rientra nel più ampio servizio di investigazioni per la tutela e il controllo dei minori, che può riguardare situazioni molto diverse e che richiede sempre una valutazione preliminare del caso.

Nel cyberbullismo il problema spesso è conservare ciò che esiste

Online le prove hanno una vita strana poiché un post può essere modificato, una storia scomparire, un account venire chiuso e una conversazione perdere rapidamente il proprio contesto. Quando un genitore viene a conoscenza di contenuti offensivi o minacciosi è quindi utile evitare interventi impulsivi che possano far sparire il materiale prima che sia stato correttamente conservato. Uno screenshot può essere utile, ma da solo racconta meno di quanto sembri. Quando possibile è importante conservare anche data, nome dell’account, URL, contesto nel quale il contenuto è apparso e file originali ricevuti. Se la vicenda assume rilievo giudiziario, un avvocato o un tecnico specializzato potrà indicare la modalità di acquisizione più adatta al caso concreto.

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Un profilo anonimo non può sempre essere identificato privatamente

La presenza di un account anonimo o fake merita una precisazione. Da informazioni pubbliche possono talvolta emergere collegamenti, ricorrenze o altri indizi utili, ma identificare con certezza chi si trovi dietro un profilo può richiedere dati detenuti dalla piattaforma o dal provider. L’accesso a queste informazioni può dipendere dall’intervento dell’autorità giudiziaria o delle forze di polizia postale.

I numeri aiutano a capire quanto il fenomeno sia diffuso

Il più recente quadro nazionale dettagliato pubblicato dall’Istat sul bullismo e cyberbullismo tra gli 11 e i 19 anni riguarda il 2023. Il 21% dei ragazzi intervistati ha riferito episodi di bullismo con una frequenza superiore a una volta al mese; per le vessazioni online ripetute più volte al mese la quota complessiva era del 7,8%. I dati mostrano anche quanto i due ambienti si sovrappongano. Circa il 30% dei ragazzi intervistati aveva riferito comportamenti vessatori sia offline sia online. È un elemento utile anche sul piano operativo dato che ciò che inizia in classe o in un gruppo di amici può proseguire in chat la sera, mentre una vicenda nata online può avere conseguenze concrete il giorno successivo a scuola.

Il 114 Emergenza Infanzia è stato potenziato

Il D.Lgs. 12 giugno 2025 n. 99, entrato in vigore nel luglio 2025, ha dato attuazione a una parte importante della riforma. Il numero pubblico 114 Emergenza Infanzia per la tutela di bambi e adolescenti in situazioni di pericolo o disagio è gratuito e attivo su tutto il territorio nazionale, è oggi espressamente inserito anche nel sistema di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo. Il servizio può fornire prima assistenza psicologica e giuridica e consulenza psicopedagogica. Nei casi più gravi è previsto il coinvolgimento dell’organo di polizia competente. Il Dipartimento per le Politiche della famiglia indica il 114 come servizio dedicato alle situazioni di emergenza e disagio che riguardano persone di minore età.

Anche il quadro dell’ammonimento è stato aggiornato nel 2026

La disciplina continua a evolvere. Nel 2026 è stato modificato anche l’articolo 7 della legge 71/2017 relativo all’ammonimento del questore per alcune condotte commesse da minorenni sopra i quattordici anni nei confronti di altri minorenni, prima che sia proposta querela o presentata denuncia nei casi previsti dalla norma. Dall’aprile 2026 la legge contempla inoltre, alle condizioni indicate dall’articolo, una sanzione amministrativa pecuniaria a carico di chi esercita la responsabilità genitoriale qualora uno dei reati richiamati venga commesso dopo l’ammonimento. Si tratta di un profilo molto specifico, da valutare con il proprio legale o con le autorità competenti quando ricorrono concretamente i presupposti previsti.

Cosa evitare quando emerge un possibile caso di cyberbullismo

La tentazione di intervenire subito sul telefono o sui profili dei ragazzi può essere forte, soprattutto quando un genitore teme che il figlio stia subendo qualcosa di molto grave. Alcune iniziative, però, possono complicare la raccolta dei fatti oppure oltrepassare limiti che valgono anche quando l’intenzione è quella di proteggere un minore.

Bisognerebbe, quindi:

  • evitare accessi abusivi agli account di altri ragazzi o l’utilizzo di credenziali ottenute senza autorizzazione;
  • conservare messaggi, immagini e link prima di chiedere la rimozione dei contenuti, quando la situazione permette di farlo senza esporre ulteriormente il minore;
  • rivolgersi eventualmente ad un professionista che possa svolgere adeguate investigazioni del caso;
  • non pubblicare nomi, fotografie o accuse sui social nel tentativo di individuare o mettere sotto pressione i responsabili;
  • coinvolgere rapidamente scuola, avvocato o autorità quando gli episodi comprendono violenze, minacce serie, ricatti o altre situazioni di pericolo.

Se esiste un pericolo immediato per l’incolumità del ragazzo, la priorità è chiedere aiuto attraverso i canali di emergenza e le autorità competenti. Un’indagine privata serve quando occorre chiarire e documentare fatti specifici attraverso attività che un investigatore autorizzato può svolgere lecitamente.

Famiglia, scuola e investigatore hanno ruoli diversi

Nei casi di bullismo il problema raramente si risolve attraverso un solo intervento. La scuola conosce ciò che accade nell’ambiente scolastico e dispone delle procedure previste dalla legge; la famiglia osserva cambiamenti e raccoglie ciò che il ragazzo riesce a raccontare; uno psicologo può occuparsi del disagio emotivo; un avvocato valuta le possibili iniziative legali.

L’investigatore entra quando serve un accertamento di fatto. Può verificare circostanze riferite dal minore o dalla famiglia, osservare ciò che accade nei contesti consentiti, raccogliere riscontri e consegnare una relazione ordinata delle attività svolte. Questo materiale può poi essere esaminato dalla famiglia insieme ai professionisti già coinvolti.

Il tema generale del controllo degli adolescenti, compresi strumenti digitali e responsabilità dei genitori, è affrontato anche nell’approfondimento su tutela e controllo degli adolescenti.

Come viene valutato un incarico per bullismo o cyberbullismo

Il primo colloquio serve soprattutto a ricostruire ciò che già si conosce. Quando sono iniziati gli episodi? Dove accadono? Ci sono messaggi, fotografie, nomi, date o testimoni? La scuola è già stata informata? Il minore ha indicato persone o luoghi precisi?

Da queste risposte si comprende se esistano fatti che un investigatore possa realmente verificare. A volte bastano accertamenti molto circoscritti. In altre situazioni l’indagine privata aggiungerebbe poco e la famiglia ha bisogno soprattutto di attivare la scuola, un supporto psicologico, il proprio legale o le autorità.

La nostra agenzia investigativa a Milano svolge indagini in ambito privato per la tutela dei minori anche quando è necessario effettuare verifiche al di fuori della città, definendo l’attività sulla base delle circostanze concrete e del diritto da tutelare.

Le informazioni contenute nell’articolo hanno carattere generale. Nei casi che presentano profili penali, civili, scolastici o situazioni di pericolo per il minore è opportuno rivolgersi ai professionisti e alle autorità competenti in relazione alla situazione concreta.

Fonti normative e riferimenti

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