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Articoli e News

  • Dic

    01-12-2016

    ABUSO PERMESSI LEGGE 104/92

    Rientra certamente nel potere dei datori di lavoro verificare la correttezza, sotto il profilo dell’effettività, della richiesta di permessi legge 104 per l’assistenza di un famigliare disabile. La richiesta di tale permesso, presuppone dunque che ci si obblighi effettivamente a fornirla senza che sia lecito occuparsi di altro in quelle ore. Deve quindi ritenersi abuso del diritto, allorché i permessi della legge 104 vengano utilizzati non per l’assistenza del famigliare disabile, bensì per altre attività, con conseguente idoneità della condotta, attribuibile a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario con il datore di lavoro. Il comportamento del lavoratore subordinato, infatti, nell’ipotesi accertata di abuso del diritto inteso come lesivo della buona fede, priva ingiustamente il datore di lavoro della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente e integra di fatto, nei confronti dell’ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’addebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale. Ai fini della sussistenza della giusta causa del licenziamento, non è quindi tanto rilevante l’entità del danno eventualmente arrecato della condotta addebitata, quanto piuttosto l’incidenza di quest’ultima sul vincolo fiduciario, ravvisata nel comportamento sintomatico di chi persistentemente fruisce di un beneficio, per soddisfare esigenze proprie e non per l’assistenza ai portatori di handicap, con un danno non solo per il datore di lavoro, che vede mancare la prestazione lavorativa dovuta, ma anche per l’intera collettività costretta a sopportare l’indebito costo.

    Cassazione Civile 4984/2014 – legittimo licenziamento disciplinare del lavoratore che viene individuato dall’agenzia investigativa a utilizzare permessi della L. 104/92 per finalità diverse dall’assistenza al disabile.

    Cassazione Civile 9217/2016 – legittimo licenziamento disciplinare del dipendente che nei giorni di permesso retribuiti ex art. 33 L. 104/92 aveva svolto, anche solo parzialmente altri compiti, trattenendosi presso l’abitazione dell’assistita solo un numero di ore legalmente inferiore a quelle del permesso stesso.

    Cassazione Civile 9746/2016 – legittimo licenziamento disciplinare del dipendente che, durante i giorni di permesso L. 104/92 per l’assistenza della suocera disabile, si era recato più volte a lavorare in alcuni terreni di proprietà.

  • Nov

    01-11-2016

    UTILIZZO FRAUDOLENTO DELLE ASSENZE PER MALATTIA

    La valutazione dell’attività lavorativa svolta dal dipendente nei periodi di assenza dal lavoro per malattia, non può essere valutata ex ante, per accertare se la stessa possa pregiudicare o ritardare la sua guarigione. Il recesso è quindi giustificato non solo quando l’attività esterna svolta al di fuori del rapporto di lavoro sia per sé sufficiente a far presupporre la fraudolenta simulazione della malattia, ma anche nell’ipotesi in cui la medesima attività, valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa realmente pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio, in violazione ai doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà. Le disposizioni della L. 300/70 in materia di divieto di accertamenti da parte del datore di lavoro sulle infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente e sulla facoltà dello stesso datore di lavoro di effettuare il controllo delle assenze per infermità solo attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, non precludono al datore di lavoro medesimo di procedere, al fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l’insussistenza della malattia o la non idoneità di quest’ultima, per determinare uno stato d’incapacità lavorativa e quindi a giustificare l’assenza. È ammissibile che la ricerca degli elementi utili a verificare l’attendibilità della certificazione medica inviata dal lavoratore, sia stata compiuta da un’agenzia investigativa incaricata dal datore di lavoro (Cassazione Civile 3704/1987)